Torino Pride 2006



Torino (e l'Italia) non dorme più

Poco più di 24 ore sono bastate per radunare ieri sera in piazza Castello, nel centro di Torino, almeno mille persone che hanno voluto gridare un messaggio semplice e chiaro:” BASTA con l’omofobia e la transfobia!”.
La manifestazione ha percorso quindi tutta via Po per terminare in Piazza Vittorio Veneto, dove alcuni brevi interventi hanno ricordato a tutte le persone presenti, compresi tutti gli avventori dei numerosi dehors estivi, le ragioni di quella protesta.

Alla manifestazione, oltre alle associazioni che fanno parte del Coordinamento TorinoPride, hanno partecipato personalmente, o dato la loro adesione, Marta Levi (in rappresentanza della Città di Torino) insieme a Ilda Curti (Assessore comunale), Andrea Degiorgis (presidente Gruppo consiliare PD), Eleonora Artesio (Assessore Sanità) e Giovanna Pentenero (Assessore Istruzione) in rappresentanza della Rgione Piemonte, Gianni Vattimo (eurodeputato IDV), Silvio Viale (Associazione radicale A.Aglietta), Roberto Tricarico (assessore Comune Torino), Pietro Marcenaro (Deputato PD), Carlo Bongiovanni (PD), Carlo Chiama (Segretario cittadino PD), Marco Bellion (Consigliere regionale PD), ViottiMonica Cerruti (Capogruppo SD al Comune di Torino), Donata Canta (Segretaria provinciale CGIL). Hanno aderito ufficialmente Gianfranco Morgando (Segretario Regionale PD), la segreteria proviniale del PD, la segreteria provinciale di Rifondazione Comunista, l’associazione radiale “Adelaide Aglietta”.

Dopo un’estate segnata da numerosi e ripetute aggressioni a persone gay e lesbiche, da Roma, che è stata maggiormente colpita da queste aggressioni, è partito un movimento spontaneo che ha portato in piazza una protesta del movimento LGBT quasi d’altri tempi, rispetto ai Gay Pride ai quali ci eravamo abituati. Niente musica, niente danze, ma solo persone, con le loro voci per dire BASTA e a chiedere uniti, dal nord al sud del Paese, finalmente una legge che consideri un’aggravante l’odio di tipo omofobo per i reati contro le persone e le cose. Dopo che l’attuale Ministro delle Pari Opportunità, On. Mara Carfagna, ad inizio mandato aveva affermato che non esiste in Italia un problema di discriminazione delle persone omosessuali e ha eliminato dal sito ufficiale del Ministero qualsiasi riferimento all’omosessualità; dopo che il Vaticano e le ha osteggiato anche in sede ONU la presentazione di progetto di depenalizzazione universale dell’omosessualità (in 80 paesi è ancora reato e in 5 viene punita con la pena di morte – fonte ILGA), migliaia di cittadini e cittadine italiane, gay, lesbiche ma anche molti eterosessuali, come sempre dalla parte dei diritti civili, hanno voluto far sentire in modo chiaro e netto la loro voce.

Ora non hanno più scuse. Non si sono più le “carnevalate” dei Gay Pride, con le favolose Drag Queen e le trans mozzafiato, a distrarre la loro attenzione. Ora, se i nostri rappresentati al parlamento e al governo hanno un minimo di pudore e onestà intellettuale, dovranno per forza tener conto di queste manifestazioni.

Forse veramente una nuova “Stonewall” è ricominciata. Quarant’anni dopo. Si, perchè in fondo in quarant’anni non è cambiato moltissimo negli strati profondi delle nostre società: gli omosessuali sono sempre cittadini di serie B, ed una promozione nella divisione principale, come tutti gli altri cittadini, ce la meritiamo proprio!

Pubblicato il 05/09/2009

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